Hedging

Con il termine hedging si intende una strategia di investimento nell’ambito finanziario, finalizzata a ridurre il rischio mediante l’utilizzo di strumenti derivati, come le opzioni put e call, le vendite allo scoperto e contratti future e forward.

L’hedging consente, quindi, di ridurre la volatilità di un portafoglio, minimizzando le perdite. Di solito, questa strategia si riferisce alla politica di gestione del rischio di un trading finanziario o fisico. La mitigazione del rischio si ottiene di solito con l’uso di strumenti finanziari, ma la strategia di hedging utilizzata dai traders di materie prime fa riferimento a un modello di business.

Contrariamente a quanto si pensa, l’uso di strumenti derivati, quindi, non esalta i rischi di una posizione finanziaria, ma mira a contenerli.

Vediamo adesso le varie modalità di hedging o protezione di un investimento in titoli o beni fisici. Le opzioni sono contratti, che assegnano a una parte la facoltà, non l’obbligo, di acquistare, call, o vendere, put, un titolo o bene a una certa data e a un dato prezzo. Si tratta di un’operazione, che consente alle parti di ripararsi da possibili variazioni sfavorevoli dei prezzi. Facciamo un esempio, Tizio stringe con Caio un contratto di opzione, con il quale assume la facoltà di acquistare da questi entro la data X mille azioni della società quotata SPA al prezzo cadauno di 1,00 euro.

Chiaramente, Tizio si augura che alla data indicata, il prezzo dei titoli sul mercato sia superiore a quello stipulato, perché in quel caso potrà acquistarli a un prezzo più basso da Caio, rivendendoli anche immediatamente, realizzando una plusvalenza. Se desidererà tenerli in portafoglio, avrà realizzato un risparmio, avendoli pagati meno di quanto fosse il loro valore di mercato. Al contrario, Caio spera di avere fatto un affare, ovvero di poterli rivenderli alla scadenza pattuita a un prezzo più elevato di quello attuale, realizzando comunque un guadagno. In effetti, in questo caso potrebbero entrambi realizzare un profitto.

Nel caso di una put option, invece, una parte si accorda con un’altra per vendergli una massa di titoli, senza l’obbligo di farlo, a una certa data e a un dato prezzo. Le opzioni segnalano le aspettative del mercato, in quanto i prezzi sottostanti suggeriscono quali valori dei titoli le parti contraenti si attendono per il futuro prossimo.

Simili alle opzioni sono i future, ma divergono per il fatto che qui sussiste l’obbligo e non la facoltà di contrarre. Un contratto future quotidianamente molto in voga anche tra la stampa non di settore è quello sulle commodities o materie prime. Si pensi ai barili di petrolio, scambiati ogni giorno tra acquirenti e venditori a scadenze di 1, 2, 3, tot mesi e a un dato prezzo. L’andamento di queste contrattazioni indica quali valori il mercato si attende, in relazione al greggio negoziato, alle varie scadenze. Se, per esempio, il Brent con consegna a 1 mese quota 5 dollari meno di quello con consegna a 2 mesi, è il segnale che il mercato ritiene che vi sarà un andamento crescente delle quotazioni, viceversa che vi sia un trend calante.

I future rappresentano strumenti di protezione dal rischio, gli acquirenti di un titolo o bene fisico li utilizzano per cercare di strappare alla controparte un prezzo inferiore a quello che presumibilmente si aspettano esso abbia alla scadenza data, i venditori confidano, invece, di essere stati in grado di cedere titoli o beni fisici a un valore superiore. I contratti future possono essere rivenduti anche prima della scadenza a terzi, in modo non da non vincolarsi all’acquisto o alla vendita di beni o titoli, di cui non se ne vorrebbe effettivamente la consegna fisica o di cui non si ha un reale possesso. I forward sono del tutto simili al future, ma si differenziano per il fatto di non essere standardizzati.

C’è un altro strumento di hedging utilizzato dagli investitori, la vendita allo scoperto di un titolo. Si tratta di una scommessa al ribasso sul corso di un titolo. Vediamo in cosa consiste. Tizio ritiene che il prezzo di un’azione, oggi pari a 1,00 euro, tra un mese avrà un valore di 70 centesimi, per questo, vende sul mercato, per ipotesi, 1000 titoli di questa società, senza possederli, facendoseli prestare da un broker finanziario, che generalmente sarà una banca. Li venderà ai prezzi attuali di mercato, intascando, quindi, 1000 euro.

Alla scadenza, se si sarà realizzata la previsione dell’investitore, Tizio acquisterà questi 1000 titoli a 70 centesimi ciascuno, restituendoli al broker che glieli aveva prestati. Spenderà così 700 euro, avendone incassati 1000, ottenendo un margine di 300 euro o 30%, al lordo delle commissioni applicate dal broker per il prestito concesso.

Le vendite allo scoperto rappresentano sia una strategia di heding, tesa a minimizzare il rischio conseguente alla caduta del prezzo di un titolo in portafoglio, sia una forma di pura speculazione ribassista, tanto da essere stata vietata nei paesi della UE per i titoli di stato.

Forme di hedging si hanno anche sui tassi e sulle valute, un giro di affari immenso e quotidiano, anche in questo caso mirato a contenere i rischi di oscillazioni. Trattasi dei contratti swap, utilizzati spesso dalle imprese esportatrici per proteggersi contro il rischio cambio o anche contro il rischio tassi.