Sopravvenienze Passive

Per sopravvenienze passive si intendono, nel linguaggio aziendale, componenti straordinari di reddito, ovvero che derivano da operazioni straordinarie o da eventi eccezionali. In pratica, l’azienda è costretta a registrare nuovi costi o passività, che si sommano a quelli ordinari e che riguardano eventi non preventivati, che non hanno a che fare con la gestione ordinaria dell’attività, la cui natura può essere imprevedibile, occasionale o accidentale.

Sono esempi di sopravvenienze passive
-I risarcimenti a terzi per danni provocati dalla propria attività e non coperti, in tutto o in parte, da assicurazione. Si pensi ai danni all’ambiente provocati dall’attività industriale.
-Accertamenti di debiti relativi a esercizi precedenti.
-Correzioni di errori contabili relativi ad esercizi già chiusi. Tuttavia, per esse può farsi riferimento non solo al sostenimento di costi imprevisti, ma pure a mancati ricavi o altri proventi, che si pensava dovessero contribuire positivamente al risultato negli esercizi precedenti, così come la sopravvenuta insussistenza di attività iscritte in bilanci di esercizi precedenti, diverse da quelle indicate all’art.87 del T.U.I.R., ovvero dalle plusvalenze.

Quando una sopravvenienza passiva deve essere registrata a bilancio, l’azienda incorre in una perdita, che in molti pensano sia secca. Invece, in molti casi essa è fiscalmente deducibile, ovvero può essere portata a deduzione dal reddito soggetto ai fini IRES. Ciò non significa evidentemente che la sopravvenienza passiva non avrà un impatto negativo sui conti aziendali, ma che esso risulterà inferiore a quello che si avrebbe altrimenti. Vedremo di seguito in quali casi è ammessa la deducibilità. Intanto, chiariamo che le sopravvenienze passive vanno iscritte alla voce E21 del Conto Economico, ossia tra i componenti straordinari di reddito, estranei alla gestione caratteristica, oppure alla voce B14 del Conto Economico, tra gli oneri diversi di gestione, qualora non posseggano le caratteristiche di cui sopra. Se, invece, tali sopravvenienze riguardano maggiori costi o minori ricavi della gestione caratteristica, allora andranno nella relativa voce.

Gli errori contabili sono quei casi a cui gli azionisti di una società dovrebbero prestare attenzione per le ripercussioni negative che essi hanno sui conti. Infatti, quando una voce di costo viene riportato successivamente alla chiusura del bilancio o se viene registrato a bilancio un minore ricavo dopo la scadenza dei termini, tali differenze contabili non sono deducibili. Pertanto, essi rappresentano un costo maggiorato rispetto al caso in cui fossero stati registrati correttamente nell’esercizio a cui afferiscono, in quanto bisogna tenere considerazione dell’aliquota IRES del 27,5%, che va applicata anche su tali sopravvenienze, mentre imputando correttamente le voci di costo entro i termini previsti, esse sarebbero andate a sottrarre base imponibile ai fini fiscali. La deducibilità fiscale è ammessa, però, anche in questi casi, se l’azienda dimostra che entro i termini massimi fissati non sarebbe stato possibile conoscere la sussistenza di tali voci di costo o di minori ricavi o che queste non erano oggettivamente certe o determinabili.

Facciamo un esempio, la società Alfa è costretta a registrare a bilancio una sopravvenienza passiva pari a 100 euro, relativa a un minore ricavo incassato nell’esercizio precedente, ma di cui nel bilancio già chiuso non è stato possibile tenere conto. Se la società non riuscisse a provare che tale sopravvenienza passiva fosse imprevedibile o non determinabile, il suo importo non sarebbe deducibile dal reddito ai fini IRES, come sarebbe stato nel caso in cui esso fosse stato registrato a tempo debito. In questo, la società è costretta a pagare 27,50 euro, 27,5% su 100, di maggiore IRES, che rappresenta la perdita secca della sopravvenienza passiva.

Ai fini IRAP, invece, ricordiamo che il reddito imponibile è dato dal valore della produzione, al netto delle componenti straordinarie. Ciò significa che le sopravvenienze passive non incidono, in quanto non modificano sul piano fiscale la base imponibile su cui applicare le aliquote dell’Imposta Regionale sulle Attività Produttive. Quanto, invece, alla rinuncia da parte dei soci di crediti verso la società, essi non costituiscono sopravvenienze passive, ma costi, incrementando l’onere della partecipazione.

Riepilogando, le sopravvenienze passive sono costi straordinari, imprevedibili, che si aggiungono ai costi ordinariamente sostenuti dalla società. Esse si manifestano, quindi, in modo accidentale, come nel caso di un’attività che ha involontariamente inquinato le falde acquifere dell’area in cui ha sede, a causa di un incidente. Avendo provocato un danno, è certamente chiamata a risarcirlo e per la parte eventualmente non coperta dall’assicurazione, essa deve sostenere un costo, che non era stato preventivato e che non sarebbe potuto essere previsto, essendosi trattato di un incidente. Stesso discorso nel caso in cui un mezzo aziendale sia stato oggetto di una multa per infrazione del codice della strada, ma questa sia arrivata a destinazione successivamente alla chiusura del bilancio dell’esercizio in cui era stata comminata. A questo punto, la società dovrà registrare un maggiore costo, che oltre ad essere stato imprevisto, non afferiva nemmeno alla gestione caratteristica.