Risconti Passivi

In economia aziendale il passaggio da un esercizio al successivo sul piano contabile avviene in maniera complessa, richiedendo l’annotazione di scritture di assestamento, che hanno l’obiettivo di allineare costi e ricavi con il periodo a cui afferiscono per competenza. In altre parole, l’interruzione convenzionale dell’esercizio al 31 dicembre di ogni anno solare, per alcune società possono valere date differenti, si pensi al caso delle imprese agricole o dei club di calcio, deve fare i conti con lo scorrere del tempo senza soluzione di continuità, con tutte le conseguenze del caso.

I risconti passivi sono quote di ricavi conseguiti, ma che sono di competenza dell’esercizio successivo, ovvero ancora da maturare. Si tratta, quindi, di stornare entrate già incassate, ma che non possono essere contabilizzate per l’esercizio in corso per intero.

Facciamo un esempio, la società Alfa cede un immobile in locazione alla società Beta, stipulando un contratto a decorrere dal 1 ottobre 2017 fino al 30 settembre 2018. La società Beta paga in anticipo e in un’unica soluzione un canone complessivo di 12.000 euro. A questo punto, la società Alfa si trova ad incassare nel 2017 12.000 euro per un contratto di locazione, il quale per soli tre mesi, ottobre, novembre e dicembre, fa riferimento all’esercizio che sta per concludersi, mentre per nove mesi gli incassi sono di competenza dell’esercizio successivo. Dunque, dobbiamo stornare 9.000 euro, ovvero dobbiamo contabilmente segnalare che questa somma, per quanto già incassata, deve essere assegnata al 2018, per cui stiamo semplicemente spostando ricavi da un esercizio al successivo.

Questo è il significato dei risconti passivi, una posta negativa per il conto economico, in quanto deprime i ricavi, così come rappresenta una passività per lo stato patrimoniale. Del resto, la società Beta, che ha pagato in anticipo 12.000 euro, nonostante sia questa somma per la maggioranza imputabile al 2018, avrà al suo attivo quote di costi già sostenuti, per quanto siano ancora da maturare. In altre parole, la società Beta registrerà specularmente risconti attivi per 9.000 euro, in quanto dovrà stornare costi, da addebitare sul 2018. Sul piano contabile, si troverà a registrare una posta positiva per il conto economico, diminuiscono i costi, e attiva per lo stato patrimoniale.

Come abbiamo avuto modo di comprendere, l’esigenza di evidenziare risconti passivi o attivi nasce dallo sfalsamento temporale tra il momento in cui i costi e i ricavi vengono sostenuti e la suddivisione convenzionale dell’attività dell’impresa in esercizi, ciascuno di durata pari a 365 giorni , 366 per gli anni bisestili. Se non vi fosse questa convenzione, non ci sarebbe bisogno delle scritture di assestamento, ma così non è. Esse riallineano i valori economici a quelli finanziari, che nel lungo periodo tendono a coincidere, mentre nel breve possono divergere e anche parecchio.

Nei casi indicati precedentemente, la società Alfa si trova a registrare una variazione finanziaria positiva, incassando per intero e in anticipo una somma, che sul piano formale è attinente per la maggioranza all’esercizio successivo. Davanti a questo incasso, il ricavo contabile da imputare all’esercizio in corso è dovuto solamente per un quarto della somma totale incassata, ovvero per il periodo di maturazione che va dal 1 ottobre al 31 dicembre. Stiamo assistendo, quindi, a un riallineamento dei valori finanziari a quelli economici, attraverso lo storno di ricavi, nel nostro caso, in favore dell’esercizio successivo. I risconti passivi sono proprio questo, quote di ricavi che andranno scorporati dagli incassi e spostati in avanti nel tempo.

In teoria, un risconto passivo può anche implicare lo storno di ricavi per più esercizi. Tornando all’esempio precedente dell’affitto, immaginiamo che la società Beta versi alla società Alfa la somma di 24.000 euro per la locazione di un capannone e relativamente a un contratto biennale, che decorre da 1 ottobre del 2017 e scade il 30 settembre del 2019. In questo caso, i ricavi di competenza dell’esercizio 2017 restano sempre pari a 3.000 euro, mentre quelli del 2018 sono 12.000 euro e i restanti 9.000 euro attengono al 2019. In questo cao, lo storno dei ricavi si ha per i successivi due esercizi.

Comunque sia, quando parliamo di risconti siamo in presenza di una manifestazione finanziaria anticipata rispetto a quella economica. Per rendere più chiaro, parliamo di variazioni finanziarie, quando registriamo incassi o pagamenti, di variazioni economiche, quando abbiamo a che fare con costi e ricavi. Per questo, bisogna evitare ogni confusione con i ratei attivi e passivi, che consistono nella manifestazione economica anticipata, rispetto a quella finanziaria o numeraria. In parole povere, un rateo passivo indica un costo già maturato, ma il cui esborso dovrà ancora essere sostenuto. Un rateo passivo tiene conto di ricavi già maturati, ma ancora da incassare.