Ratei Attivi

I ratei sono scritture di assestamento, necessarie per allineare i valori economici e finanziari alla fine dell’esercizio. L’attività dell’impresa è tendenzialmente infinita, ma per ragioni fiscali e burocratiche, oltre che pratiche, essa viene suddivisa convenzionalmente in esercizi dalla durata ciascuno di 365 giorni, 366 giorni per gli anni bisestili. Questa interruzione ad opera delle norme comporta la necessità di assestare i valori di natura economica con quelli di natura finanziaria, che nel breve e medio termine potrebbero non coincidere. Nel caso dei ratei, siamo in presenza di costi e ricavi già maturati, ma dei quali non è ancora avvenuta la manifestazione sul piano finanziario.

In particolare, i ratei attivi sono quote di ricavi già avvenuti, ma per i quali la realizzazione monetaria si presenterà nell’esercizio successivo. Il caso tipico potrebbe consistere nell’incasso di interessi attivi su un finanziamento erogato a terzi nell’anno successivo, nonostante sia di competenza dell’anno in chiusura. Esempio, l’impresa Alfa ha prestato denaro all’impresa Beta per 100.000 euro al tasso d’interesse del 5% annuo in data 30 giugno 2017. L’impresa Beta si impegna a corrispondere gli interessi relativi al primo anno di finanziamento al 30 giugno 2018. Ora, in questa data Alfa incasserà 5.000 euro, ma parte di questa somma è di competenza dell’anno precedente. In particolare, proprio la metà di tale somma deve essere computata come ricavo all’anno 2017, per cui al 31 dicembre 2017 l’impresa Alfa dovrà registrare un rateo attivo di 2.500 euro, ovvero ricavi maturati, seppure non ancora materialmente incassati.

Viceversa, l’impresa Beta dovrà effettuare il ragionamento opposto, in data 31 dicembre 2017, quando convenzionalmente verrà chiuso il suo bilancio annuale, possibili altre date di chiusura, come per le società agricole, non avrà sborsato materialmente un solo euro per gli interessi sul finanziamento ottenuto, ma dei 5.000 euro che dovrà pagare in data 30 giugno 2018, metà attiene proprio al 2017. Pertanto, essa dovrà iscrivere a bilancio un rateo passivo di 2.500 euro, ovvero un costo maturato, nonostante non sia stato ancora finanziariamente sostenuto.

Risulta essere importante fare attenzione a non generare confusione con i concetti di risconti attivi e passivi, che sono speculari a quelli dei ratei. Nel caso dei risconti, infatti, siamo in presenza di manifestazioni finanziarie anticipate rispetto a quelle economiche, nel senso che la società registra un incasso o un esborso prima ancora che per competenza si sia realizzato rispettivamente il ricavo o il costo.

I ratei attivi compaiono in bilancio nello stato patrimoniale alla voce D delle attività, quelli passivi alla voce E delle passività. In effetti, un rateo attivo non è altro che un ricavo giù maturato, ovvero una componente reddituale positiva, che va ad aumentare il valore del patrimonio, anche se momentaneamente non è avvenuto lo stesso sul piano finanziario.

Il principio contabile OIC, Organismo Italiano Contabilità, 18 impedisce l’iscrizione come ratei per fatture da emettere o da ricevere o in relazione a costi e proventi non determinati nel loro ammontare, la cui competenza sia maturata per intero nell’esercizio.

Vediamo come facciamo a calcolare l’entità di un rateo attivo. Trattandosi di un ricavo ancora da incassare in un esercizio successivo, bisogna per prima cosa determinare il periodo di competenza di questo ricavo per l’esercizio in corso. Supponendo che abbiamo locato un capannone per la somma annuale di 24.000 euro e che il contratto decorra dalla data 16 novembre 2017, sull’esercizio 2017 dovrà essere computato un ricavo di competenza per 1 mese e mezzo, ovvero per (24.000 : 12) x 1,5 = 3.000 euro. Dunque, l’impresa locatrice dovrà iscrivere a bilancio un rateo attivo di 3.000 euro, pari ai 45 giorni di competenza del ricavo incassato per intero nell’esercizio 2018. Al contrario, l’impresa che ha preso in locazione il capannone non avrà sborsato niente alla fine del 2017, dovendo effettuare il primo pagamento annuale solo in data 15 novembre 2018, ma dovrà tenere conto del fatto che parte di tale esborso farà riferimento all’esercizio 2017 ed esattamente per la somma di 3.000 euro. In sostanza, dovrà iscrivere a bilancio un rateo passivo pro quota.

Come risulta essere intuibile, se questa suddivisione temporale convenzionale non vi fosse, non risulterebbe la necessità di procedere con le scritture di assestamento, non dovendosi presentare un bilancio relativo a un periodo sommario di tempo. Invece, essendo necessaria tale ripartizione dell’attività d’impresa in esercizi, bisogna conciliare la sfera economica con quella finanziaria, ovvero provvedere ad allineare costi e ricavi con le rispettive manifestazioni finanziarie anticipate o posticipate dei pagamenti e degli incassi. Da ciò nascono i concetti di rateo e di risconto.

Chiaramente, un rateo attivo può fare riferimento a incassi che verranno realizzati non necessariamente nell’esercizio successivo, ma in uno ancora più lontano temporalmente. Per esempio, un’impresa potrebbe dovere iscrivere a bilancio un rateo attivo per un ricavo maturato, in relazione a un incasso che si materializzerà solamente tra due o tre anni. Nel caso sopra esposto del contratto di locazione di un capannone, le parti potrebbero decidere, ad esempio, di regolare in denaro solamente ogni due anni, per cui il primo incasso per l’impresa locatrice avverrà in data 15 novembre 2019. Si avrà l’iscrizione di un rateo attivo per i 45 giorni residui dell’anno 2017, ma anche di un secondo riferito all’intero 2018.