Indice di Autocopertura delle Immobilizzazioni

L’analisi finanziaria di un’azienda consente di esaminarne la solidità, a fronte dei fabbisogni e in un’ottica di equilibrio a medio lungo termine. L’approccio è di tipo dinamico, nel senso che viene indagata l’analisi dei flussi. Uno degli indicatori osservati è l’indice di autocopertura delle immobilizzazioni, che esprime il rapporto tra il capitale proprio e le immobilizzazioni. In una situazione ideale, tale rapporto è uguale a 1, ovvero il 100% delle immobilizzazioni è finanziato con capitale proprio. Tuttavia, la solidità finanziaria di un’azienda non è preclusa dal ricorso a fonti di finanziamento esterno, tanto che si può fare riferimento anche all’indice di copertura globale delle immobilizzazioni, in cui la differenza rispetto al primo consiste nel fatto che la copertura si ha non solo con capitale proprio, ma anche con quello di terzi, ovvero con passività finanziarie, sempre che siano a medio lungo termine.

In sintesi, vediamo cosa implica un indice di autocopertura delle immobilizzazioni elevato, cioè tendente a 1. Esso segnala uno stato finanziario abbastanza robusto, in quanto una porzione prossima al totale degli investimenti fissi è stata finanziata con capitale proprio, per cui esistono basse esposizioni verso il sistema bancario finanziario e altri creditori esterni. Il capitale proprio è pari al capitale netto meno i dividendi. Se si vuole calcolare la copertura globale, al capitale netto va sommato anche il passivo consolidato, fermo restando che vanno sottratti i dividendi.

In un certo senso, possiamo anche affermare che l’indice di autocopertura delle immobilizzazioni esprime il grado di autonomia finanziaria di un’azienda, ovvero la sua non dipendenza da risorse esterne, per cui è meno suscettibile alle variazioni delle condizioni finanziarie del mercato, oltre che meno legata alle scadenze impartite da un istituto di credito o altro tipo di creditore.

Dicevamo che quando l’indice è pari a 1, si ha una situazione finanziaria perfetta, in quanto il 100% degli investimenti fissi è stato finanziato da capitale proprio, ovvero a debito zero. Non è detto, però, che accendere un prestito in una qualsiasi forma sia negativo per finanziare un programma di investimenti, che porti alla crescita del fatturato e degli utili aziendali. L’importante è che questi debiti vengano contratti a medio lungo termine, altrimenti si rimane esposti a periodiche crisi di liquidità, che se non tamponate potrebbero avere conseguenze anche gravi per il processo produttivo.

Si pensi all’acquisto di un macchinario, la cui durata tecnica viene stimata in 10 anni, che viene finanziato dall’accensione di un prestito a 18 mesi. Risulta essere evidente che si registrerà una sproporzione tra i maggiori ricavi apportati dall’inserimento del macchinario nel processo produttivo e la restituzione del debito con gli interessi. In pratica, la liquidità aggiuntiva generata dal primo risulterà inferiore al costo da sostenere per onorare le scadenze. Rispetto alla situazione precedente all’investimento o immobilizzazione, quindi, si è intaccata la liquidità aziendale e gli effetti potrebbero essere pericolosi per l’azienda, in quanto gli uffici finanziari potrebbero essere costretti a ritardare il pagamento delle fatture o gli stessi stipendi dei dipendenti, generando malumore e potenzialmente un arresto delle forniture da terzi, con interruzione del ciclo ordinario di produzione.

Detto questo, cerchiamo di capire se esiste un livello al di sotto del quale l’indice di autocopertura delle immobilizzazioni segnala una criticità. La risposta generale è no, perché dipende molto anche dal settore di attività in cui si opera. Se parliamo di una utility, una società elettrica, delle telecomunicazioni, del gas, dell’acqua, si scopre che generalmente la porzione di investimenti finanziata a debito tende ad essere molto elevata, in quanto si tratta di realtà che necessitano di ingenti immobilizzazioni per andare avanti o restare al passo con il mercato. Si pensi a una società di telefonia, che deve installare i cavi in tutto il territorio nazionale o che deve fare passare la fibra ottica in migliaia di chilometri. Risulta essere naturale che quasi mai tali società posseggono l’intero capitale necessario per affrontare simili costi. Non è un caso che si tratti di settori molto esposti alle variazioni dei tassi di mercato, perché essendo molto indebitati, risentono dell’aumento o della riduzione degli interessi.

In generale, però, possiamo anche rispondere alla domanda di cui sopra con percentuali da solo come riferimento. per indicatori di autocopertura delle immobilizzazioni tra 0,70 e 1, la situazione finanziaria aziendale può definirsi ottimale. Per percentuali comprese tra il 50% e il 70%, si ha una buona situazione finanziaria, ma da monitorare, data l’incidenza non marginale dell’indebitamento. Per percentuali comprese tra il 33% e il 50%, la situazione può dirsi critica, perché gli investimenti sono stati realizzati per lo più a debito. Infine, per percentuali tra 0 e 33%, siamo in presenza di situazioni finanziarie molto critiche, indipendentemente dal settore di attività, perché l’azienda risulta quasi del tutto esposta ai debiti contratti con soggetti esterni e non mostra un grado decente di copertura del piano di investimenti realizzati nel medio lungo termine.