Corporate Banking

Per corporate banking si intende l’insieme dei servizi bancari garantiti all’impresa cliente, tramite accesso da remoto, come le attività di incasso e di pagamento, di anticipo delle fatture, di sconto delle cambiali, di apertura di credito. Di fatto, l’azienda è in grado di comunicare e interagire con la propria banca, grazie a Internet.

Il personale bancario deve essere altamente qualificato, in quanto dovrà comprendere bene i rischi a cui va incontro con il cliente e dovrà essere in grado di gestirli.

All’interno del corporate banking si ha sin dal 1995 il cosiddetto corporate banking interbancario, CBI, ovvero un servizio bancario telematico, che consente l’invio di disposizioni di incasso e di pagamento, oltre che la ricezione di tutti i dati contabili necessari alla gestione della liquidità, attraverso l’uso di messaggi standardizzati tra l’impresa e una delle banche di riferimento per le operazioni quotidiane.

Si tratta di flussi elettronici, relativi a attività bancarie, che una banca, detta proponente, offre come servizio all’impresa cliente, e  che mette a disposizione degli altri istituti, denominati passivi. I flussi informativi possono anche prevedere lo scambio di documentazione contabile.

Grazie alla CBI, la gestione dei servizi bancari resi a un’impresa cliente viene centralizzata, vengono gestite numerose informazioni di tipo finanziario e commerciale, vengono fissati standard di comunicazione, si forniscono all’impresa servizi personalizzati e che possono anche essere integrati con i modelli gestionali utilizzati da questa, si ha una condivisione delle informazioni con altri istituti, senza per questo venire meno alla competizione.

Quindi, così come il family banking si occupa di gestire i risparmi delle famiglie, il corporate banking è quel segmento degli istituti, che mira alla gestione della liquidità delle aziende.

Parliamo di un aspetto sempre più importante del sistema imprenditoriale, perché non basta spesso avere ottimi riscontri sul mercato, se non si è in grado di gestire al meglio la propria liquidità. Essa può fare la differenza tra due aziende concorrenti nello stesso mercato, perché a parità di risultati operativi, in molti casi è proprio la migliore capacità mostrata nel gestire il denaro a determinare il maggiore successo dell’una piuttosto che dell’altra.

Il corporate banking presuppone sicuramente lo scambio di flussi informativi con le banche, quindi, la massima trasparenza dei bilanci e dei processi decisionali adottati nell’azienda. Grazie a questi elementi, la banca potrà concederle un fido, un vero e proprio finanziamento, decidere di mettere su un consorzio bancario per i casi di aumenti di capitale.

Si pensi a questo caso, un’società per azioni decide di varare un aumento di capitale. Le azioni di nuova emissione dovranno essere sottoscritte dal mercato e con il relativo ricavato, la società può decidere di dare vita a un piano di investimenti, di coprire le perdite. Tuttavia, non esiste alcuna certezza sul buon fine dell’operazione, perché se le nuove azioni non fossero interamente sottoscritte, il capitale raccolto sarebbe inferiore a quello preventivato. Dunque, le banche con cui si hanno già rapporti di corporate banking potrebbero mettere in piedi un cosiddetto consorzio di garanzia, grazie alle informazioni attinte con il sistema di scambio informativo sopra citato.

Tale consorzio si impegna a sottoscrivere le azioni eventualmente rimaste invendute, garantendo alla società emittente la raccolta dell’intero capitale. Di fatto, così le banche potrebbero diventare temporaneamente socie, ma con il fine di rivendere i titoli in loro possesso il prima possibile.

Dunque, questo sarebbe un esempio di come il corporate banking potrebbe giovare alla buona gestione delle finanze di un’azienda. Ma non è l’unico. Qualsivoglia intervento della banca in favore della società cliente in fatto di liquidità rientra nel novero delle operazioni di corporate banking.

Si pensi al caso di un’azienda con un elevato grado di liquidità. Uno dei casi più lampanti è quello di un supermercato. Ebbene, una gestione non ottimale di tale situazione finanziaria potrebbe deprimere le potenzialità offerte dal business. Infatti, sarebbe appropriato investire con un raggio temporale opportuno tale liquidità, tenendo conto delle scadenze fiscali, del sostenimento dei costi operativi e di qualsiasi altra obbligazione commerciale e finanziaria.

Una banca può utilizzare oculatamente tale liquidità, in modo da rispondere sia alle esigenze del cliente, sia alle proprie. Grazie al forte legame con una o più banche, la società ha anche la possibilità di ottenere un più celere aiuto finanziario all’occorrenza, tamponando eventuali falle di tipo finanziario.

Risulta essere chiaro che il corporate banking presuppone una struttura aziendale complessa, che si riscontra generalmente in società di medio-grandi dimensioni. Risulta essere, pertanto, chiaro che da questo discorso tenderebbero a essere escluse le imprese di minori dimensioni, che rappresentano l’ossatura del nostro sistema produttivo nazionale.

Vero è, però, anche che negli ultimi anni, grazie soprattutto all’informatizzazione, molte barriere sono state abbattute anche tra le imprese più piccole, che hanno ora la possibilità di dare vita meglio di prima a un scambio di informazioni più rapido, efficace ed efficiente. Resta il problema del sostenimento dei costi, che potrebbero superare i benefici per le realtà minori.