Proventi Finanziari

Nel linguaggio aziendale, i proventi finanziari sono componenti di reddito estranei alla gestione ordinaria e risultano frutto delle operazioni finanziarie compiute nell’esercizio. I proventi finanziari, in particolare, possono essere plusvalenze realizzate dalla cessione di strumenti finanziari o di immobili o di rami di azienda. Nel Conto Economico, i proventi finanziari sono elencati alla voce E).

Tra questi ricavi, troviamo tutti i proventi derivanti da partecipazioni in altre società, joint venture e consorzi, indipendentemente dal fatto che esse siano iscritte tra le immobilizzazioni o che rientrino nell’attivo circolante. La differenza tra le due tipologie sta nella finalità e si riflette nella durata, le partecipazioni immobilizzate non hanno finalità speculativa e non sono state rivelate con l’obiettivo di cederle nell’immediato, al contrario, le partecipazioni registrate come attivo circolante hanno finalità speculativa, ovvero sono destinate ad essere cedute quanto prima, si presume entro l’anno, per realizzare possibili plusvalenze.

I proventi di cui nel paragrafo precedente consistono in
-Dividendi su partecipazione, al lordo delle eventuali ritenute. Essi vanno computati nell’esercizio in cui ne è stata deliberata la distribuzione, ma per le società controllate è possibile anticipare la computazione all’esercizio in cui tali dividendi sono stati maturati, sempre che il bilancio della controllata sia stato approvato dall’organo amministrativo competente anteriormente all’approvazione del bilancio della controllante da parte del relativo organo amministrativo competente.
-Plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni iscritte nell’attivo circolante.
-Ricavi da vendita di diritti di opzione su titoli partecipativi.
-Eventuali utili in natura distribuiti da imprese partecipate, anche in sede di liquidazione. I proventi diversi dai dividendi devono essere indicati nella nota integrativa.

Quanto agli altri proventi finanziari, abbiamo quelli da crediti iscritti nelle immobilizzazioni, da titoli iscritti nelle immobilizzazioni che non costituiscono partecipazioni, da titoli iscritti nell’attivo circolante che non costituiscono partecipazioni e altri.

Per i primi, facciamo riferimento agli interessi maturati nell’esercizio su crediti immobilizzati, comprese le differenze da indicizzazione e al lordo delle ritenute fiscali, oltre che la quota di competenza dell’esercizio degli aggi su prestiti concessi. La voce si distingue a sua volta in crediti verso imprese controllate, controllanti e collegate.

Per i secondi, proventi da titoli iscritti nelle immobilizzazioni che non costituiscono partecipazioni, parliamo di interessi maturati nell’esercizio su titoli a reddito fisso e iscritti tra le immobilizzazioni. Sono compresi le eventuali differenze da indicizzazione al lordo delle ritenute fiscali e gli interessi sui titoli senza cedola o anche detti zero coupon. Vi rientrano anche i disaggi di emissione, ovvero lo scarto positivo tra il prezzo a cui il titolo sarà rimborsato alla scadenza e quello pagato all’atto dell’emissione o dell’acquisto sul mercato secondario, relativamente alla quota maturata nell’esercizio. In pratica, oltre alla cedola, bisogna imputare in questa voce l’eventuale reddito percepito e di competenza, che fa riferimento a un prezzo di acquisto inferiore a quello nominale di rimborso.

Lo stesso identico discorso vale per la terza voce, quella che fa riferimento ai proventi da titoli iscritti nell’attivo circolante, che non costituiscono partecipazioni. L’unica sostanziale differenza risiede nel fatto che in questo caso i titoli in portafoglio sono stati acquistati per un periodo breve, generalmente inferiore all’anno, facendo parte della tesoreria d’impresa, per cui sono tendenzialmente molto liquidi, ovvero facilmente convertibili in moneta.

Infine, rientrano tra gli altri proventi finanziari anche
-Gli utili da associazione in partecipazione e cointeressenze.
-Gli interessi attivi su conti e depositi bancari.
-Interessi di mora e per dilazioni su prestiti concessi ai clienti.
-Interessi su crediti iscritti nell’attivo circolante, per rimborsi d’imposte, crediti verso dipendenti, crediti verso enti previdenziali.
-Sconti ottenuti per fatture pagate in pronta cassa ai fornitori.
-Plusvalenze da cessione di titoli a reddito fisso iscritti nell’attivo circolante.
-Proventi da contratti di pronti contro termine, relativamente alla quota di competenza dell’esercizio.

Oltre che per ragioni strettamente connesse al rispetto della natura del conto economico, lo studio dei proventi finanziari di varia natura registrati dall’impresa in un dato periodo si rivela utile per capire il reale stato dell’impresa. I bilanci possono esitare un risultato finale, che non sempre corrisponde alla percezione che esso offre a chi effettua una lettura superficiale dei conti. Può accadere, infatti, che una società in buono stato, che riesce a creare valore dalla gestione ordinaria, ovvero dalla produzione di beni o erogazioni di servizi oggetto dell’attività caratteristica, non sia capace di maturare un utile nell’esercizio, essendo i suoi conti zavorrati da una cattiva gestione finanziaria.

Al contrario, potrebbe accadere che una società incapace di derivare valore dalla sua attività caratteristica, mascheri tale condizione con una gestione finanziaria accurata, la quale coprendo le eventuali perdite operative, riesce a chiudere formalmente uno o anche più bilanci consecutivi in attivo. Se non si esaminassero per bene i conti, quindi, si rischierebbe di sottovalutare o sopravvalutare lo stato di una società. I proventi finanziari, per quanto importanti, non dovrebbero rappresentare la base su cui maturare il reddito societario, anche perché altrimenti sarebbe meglio che l’azienda cambiasse oggetto sociale e si occupasse, appunto, solo di finanza.