Dietimi di Interesse

I dietimi di interesse sono una quota di interessi da incassare o da versare per il caso in cui si chiuda un’operazione finanziaria in anticipo rispetto a una scadenza.

Spieghiamo meglio. Quando si contrae un debito, come un mutuo o un prestito, o si acquista un titolo del debito, o ancora si presta denaro a terzi, l’operazione avviene certamente dietro la corresponsione o l’incasso di un tasso di interesse sul capitale preso in prestito o prestato. Facciamo l’esempio di un mutuo. Per semplicità di calcolo, immaginiamo di richiedere alla banca una somma di 100.000 euro per acquistare casa e che questa la eroghi al tasso di interesse del 2% all’anno con rate semestrali. Questo significa che dopo i primi 6 mesi dall’ottenimento del prestito, dovrò versare alla banca circa 1.000 euro di soli interessi, che saranno chiaramente inclusi nella rata, insieme alla quota di capitale da rimborsare, 100.000 x 0,02/2 = 1.000.

Vediamo cosa accadrebbe se dopo tre mesi fossi già in grado di restituire alla banca tutto il mutuo contratto. Chiaramente, dovrei corrispondere all’istituto la quota di interessi che decorre dalla data di erogazione del mutuo alla data del suo rimborso anticipato. In altre parole, dovrei pagare circa 500 euro di interessi. Questi sono i dietimi di interessi, ovvero la quota da versare per avere estinto anticipatamente un’operazione finanziaria. Nel caso della banca, il dietimo sarà un incasso, ovvero un flusso finanziario positivo.

Dunque, i dietimi di interesse sono quote di interessi già maturati e non ancora versati o incassati. Per calcolarli, bisogna prima capire quale sia il capitale residuo. Esso è facilmente individuabile nel caso di un mutuo o prestito bancario, visto che all’atto del pagamento di una rata, l’istituto segnala quale capitale bisogna ancora versare e quale quota di capitale si sta pagando sul totale della rata. Essa si compone, infatti, da capitale e interessi. In un piano di ammortamento a rate costanti, con il passare del tempo, il debitore pagherà quote crescenti di capitale e decrescenti di interessi, in quanto questi saranno applicati a un capitale residuo sempre più basso.

Vediamo come si calcola il dietimo di interesse. Bisogna considerare per prima cosa quanti giorni dell’anno sono stati già maturati al proprio attivo o passivo. Il tasso di dietimo giornaliero sarà pari, quindi, a T : 365. A questo punto, il risultato va moltiplicato per il capitale residuo e i giorni di dietimi. Infine, bisogna suddividere il tutto per 100 per ottenere i dietimi di interessi giornalieri. Suddividendo questo risultato per 365, i giorni dell’anno, si otterranno i dietimi giornalieri totali. Come avrete modo di comprendere da qualsiasi calcolo, il dietimo di interesse sarà espresso in valore assoluto e non percentuale.

Torniamo all’esempio di cui sopra. Vogliamo estinguere il mutuo dopo appena 90 giorni dalla sua contrazione. Vediamo come facciamo a calcolare quale siano i dietimi di interessi che dovremo corrispondere alla banca. Considerando che il tasso d’interesse annuo, 365 giorni, è del 2%, abbiamo quanto segue, 100.000 x 2 x 90 / 36.500 = 493,15 euro. A tanto ammontano gli interessi da pagare alla banca in valore assoluto.

Vediamo cosa accade quando acquistiamo un titolo obbligazionario privato o pubblico. Come sappiamo, se esso è quotato sul mercato secondario, è soggetto quotidianamente a negoziazione e, pertanto, a oscillazioni di prezzo e di rendimento. A proposito, prezzo e rendimento viaggiano in direzione opposta, nel senso che quando l’uno sale, l’altro scende. Ora, mentre il titolo si avvicina alla scadenza, esso si porta al suo valore nominale di rimborso, ovvero al 100%, perché è evidente che nessuno se ne libererà poco prima a prezzi nettamente inferiori, tranne che non si tema che il debitore si mostri inadempiente alla scadenza, e che qualcuno lo compri a prezzi superiori. I bond, tuttavia, staccano cedole periodiche, di solito semestrali o annuali. Vediamo cosa succede, per esempio, se vendo un titolo un attimo prima che possa riscuotere la cedola. Chiaramente, il mercato prezzerà l’interesse maturato, che risulterà essere quasi totale. Se la cessione avviene con un certo anticipo rispetto alla data di stacco della cedola, il prezzo del titolo incorporerà sempre il dietimo di interesse. Ricordiamo, infatti, che a potere riscuotere la cedola è sempre chi detiene il titolo nel momento in cui essa viene staccata e posta in pagamento. Chi l’ha venduto anche un secondo prima, non potrà esercitare diritti nei confronti dell’acquirente, avendo ricevuto in pagamento un prezzo, che risulta già inclusivo del dietimo di interesse.