Avviamento

L’avviamento è considerato un asset immateriale di un’azienda, nel senso che non può essere toccato con mano, in quanto fisicamente inesistente, ma comunque detiene un valore importante per l’imprenditore. Sul significato esatto di avviamento si è discusso nell’arco dei decenni. In passato si considerava avviata un’azienda con clienti, per cui il valore dell’avviamento veniva direttamente collegato alla quantità dei clienti. Oggi, non si nega che la clientela abbia un valore per l’azienda, ma la nozione di avviamento va oltre e racchiude tutti i fattori che determinano il successo dell’attività. Essi sono stati individuati nell’organizzazione interna, nella capacità gestionale dell’imprenditore, nella localizzazione, nella notorietà e nel brand. Questi, solo per citare i più importanti, ma ne esistono di altri.

Come si può notare, si tratta di tutti beni immateriali e di difficile quantificazione, tanto che in economia aziendale il calcolo dell’avviamento rappresenta uno dei problemi più difficoltosi e spesso solo analisi approfondite e realizzate in occasioni straordinarie, quali la liquidazione dell’attività, consentono di determinarla.

In sostanza, l’avviamento dell’aziendaa dovrebbe costituire quel qualcosa in più, in termine di valore, che questa possiede rispetto a un’altra non ancora aperta. Sicuramente abbiamo sentito affermare che un esercizio commerciale, una ditta, una piccola impresa hanno un valore che li contraddistingue rispetto a un’altra attività di nuova costituzione per il fatto di avere dietro una storia o di godere di una certa nomea.

Si pensi a un bar che si trovi ubicato in Piazza di Spagna a Roma. Non vi è dubbio che l’esercizio abbia un valore per il solo fatto di trovarsi in una località altamente turistica. A parità di tutto il resto, esso fatturerà quasi certamente di più di un altro esercizio simile, ma posizionato in un’area magari periferica della Capitale. Questo valore in più non può che confluire nell’avviamento, anche se ripetiamo essere di complessa determinazione. Se, poi, l’attività è pure gestita bene, perché il personale è altamente qualificato e ha alle spalle una notevole esperienza nel settore, il titolare si è mostrato capace, lo stesso nome del bar è diventato famoso in tutta la città e forse anche fuori dai suoi confini, non possiamo che concordare che sia avviata e proprio per questo avrà un valore superiore alla somma dei suoi singoli asset.

Ecco, il concetto di avviamento sta tutto qui, ovvero nell’essere quel valore in più rispetto alla somma dei valori dei singoli asset che costituiscono l’attività. Nel caso del bar, esso sarà valutato più della somma del bancone, dei tavolini, della cella frigo, della cucina, del personale dipendente, oltre che dei suoi debiti e crediti e scorte di magazzino. Quel valore in più sarà, appunto, l’avviamento.

Attenzione, perché per ilmomento abbiamo presupposto che l’avviamento assuma solo valori positivi, mentre potrebbe non esistere o assumere una connotazione negativa. Immaginiamo che lo stesso bar di cui sopra sia stato al centro di uno scandalo per carenze igieniche e che alcuni clienti si siano sentiti male, spingendo la Procura di Roma ad aprire un’indagine a carico dell’attività e riscontrando effettivamente trasgressioni gravi alle norme, di cui tutta Italia ha sentito parlare e ha discusso. In questo caso, il nome del bar non solo non assume un valore positivo, ma, al contrario, tende a ridurre quello complessivo dell’attività, perché qualsiasi residente della zona o turista che abbia sentito parlare dello scandalo difficilmente vi metterà piede. Dunque, ammettiamo che il titolare sia costretto a chiudere, registrando un crollo della clientela da una parte e dovendo affrontare ingenti spese giudiziarie. Nel momento in cui proverà a vendere il bar, è probabile che i potenziali acquirenti gli offrano cifre più basse di quanto varrebbero i singoli asset sommati tra loro. Questo, perché l’attività include un disvalore, per cui l’avviamento ha qui una connotazione negativa.

Proprio il confronto con il mercato ci consente di capire se un’attività risulta avviata bene e in quale misura. Questo perché dal confronto tra il valore dei suoi asset materiali, immateriali e finanziari e le cifre offerte dagli interessati si ottiene una differenza che rappresenta proprio quell’avviamento di cui abbiamo sinora discusso.

L’organizzazione interna rappresenta uno dei principali elementi per un avviamento, perché una cosa è costituire dal nulla un’azienda senza ancora dipendenti, assumerli, formarli, farli lavorare insieme, indicare loro gli obiettivi, metterli alla prova, un’altra è trovarsi tutto pronto, avendo davanti una squadra già abituata a collaborare al suo interno, con formazione ed esperienza, nonché conoscenza specifica delle problematiche legate all’attività. Risulta essere evidente che in questo secondo caso l’azienda presenta un valore superiore alla medesima attività appena creata, per la quale bisogna cominciare da zero su tutto.

Infine, il marchio. Se rilevo un’azienda di abbigliamento famosa, indipendentemente da ogni altro aspetto, non posso non tenere conto che essa ha già una sua clientela, un target specifico di mercato, un marchio che garantisce già un minimo di notorietà e di fatturato, contrariamente a quanto accadrebbe per un’azienda di pari qualità, ma del tutto sconosciuta.

Dal punto di vista della determinazione del reddito d’impresa, è configurabile una plusvalenza da avviamento commerciale, ai sensi dell’art. 54, comma terzo, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, anche nel caso di cessione a titolo oneroso di un’azienda il cui corrispettivo sia rappresentato dalla costituzione di una rendita. Ai fini dell’imputazione del corrispettivo, bisogna infatti considerare il momento in cui è stato stipulato contratto, ai sensi dell’art. 75 del d.P.R. n. 917 cit., tenendo conto della natura onerosa e della configurazione giuridica dell’atto traslativo, e prescindendo da clausole estranee al tipo contrattuale, senza che assuma alcun rilievo il carattere aleatorio della rendita, comunque determinabile dalla normativa fiscale. Per le società soggette ad Ires abbiamo un avviamento civilistico ammortizzabile in 5 anni, mentre l’art 103 TUIR stabilisce una deducibilità in quote non superiori a un diciottesimo calcolato sul prezzo di acquisto.